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mercoledì 26 febbraio 2014

Not just a ride


L'ho conosciuto tardi. Per dire, fino a un paio di anni fa sapevo vagamente chi fosse. Lo avevo già incrociato, sul finire degli anni '90 sulle pagine di un fumetto, Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon (questo per quanti ritengono i fumetti robe minori, ma tant'è...), ma all'epoca non gli avevo dato il giusto peso e la cosa era finita lì, fino alla segnalazione di una amica un annetto fa.
Un comico Bill Hicks, sui generis, uno di quei personaggi che fatichi ad inquadrare perché distratti dalle etichette che ti fanno preferire altro e per cui lo lasci ai margini, non lasciandolo entrare. O forse, più probabile, non entra perché non sei ancora pronto ad accoglierlo e se lo fa, se ti entra dentro, è perché lo avverti e lo vivi in una maniera diversa, e non ne esce più. Le cose che gli senti dire non le ascolti e basta, solo con le orecchie e la mente, le hai vissute anche tu, toccano altre corde. Ci ridi sopra, perché le hai pensate anche tu senza avere il coraggio di dirlo apertamente, ma lo avverti, dentro, che le sue parole non hanno solo la funzione di darti momenti allegri, mirano ad altro, smuovono altre cose, aprono scenari diversi, mondi migliori, dove dopo viverci è più piacevole.
Bill Hicks ha terminato il suo giro di giostra esattamente venti anni fa, giovane, come una di quelle rockstar che rimpiangeva, nella maniera che sappiamo. Se sono vere le parole di Leopardi per cui "chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo come chi ha il coraggio di morire", questo lo rende due volte padrone, e se è vero che in fondo è solo giro, è anche vero che non tutti i giri sono uguali.

Chi volesse approfondire guardi qui.

martedì 29 ottobre 2013

Tutto ciò che resta

 
Arriva così, all'improvviso alla coscienza, alquanto inaspettato, ed è quasi un peccato, avrei voluto forse gustarlo meglio il ricordo. Ma è così che va, ed è così che deve andare. Poi, le associazioni di idee fanno il resto: una canzone, una immagine, una sensazione. Ed è tutto ciò che resta.

domenica 29 settembre 2013

Compleanni

 
Mai sentito parlare di Henry Phage? E' il personaggio di una miniserie a fumetti dell'effimera etichetta americana Tekno Comics, etichetta vissuta un paio d'anni tra il '95 e il '97, giusto il tempo di pubblicare quello che per me è un gioiellino del filone steampunk, Teknophage, nato su un progetto di Neil Gaiman e sceneggiato da Rick Veitch per le matite del britannico Bryan Talbot.
Henry Phage è un rettile evoluto, un dinosauro intelligente che controlla in maniera assoluta un mondo parallelo al nostro dove l'energia per il suo mantenimento è ricavata dalle anime di persone prese nel nostro mondo grazie a frequenti incursioni tramite appositi portali spazio temporali. Qualcuno resiste e lotta, nella logica bipolare propria della vita, per cui se esiste il male esiste anche il bene e dove se c'è chi opprime c'è anche chi si oppone all'oppressione, ma, forse proprio come nella vita, il confine tra bene e male è sottilissimo, tanto che in questa storia l'eroe è rappresentato da un agente immobiliare carico di difetti (falso, arrivista, egoista, pure un po' vigliacco) ritrovatosi suo malgrado a lottare per una giusta causa, e del cattivone alla fine non si può non ammirarne la lucida, per quanto cinica, visione dell'esistente da lui stesso creato. 
Non so perché mi è venuto in mente Henry Phage proprio oggi. Questione di compleanni forse.

mercoledì 14 agosto 2013

Sfogo di una notte di piena estate

 
Il caldo mi smonta, il caldo mi affloscia, ma è più una condizione mentale che fisica ché il caldo vero quest'anno se ne è rimasto lontano per fortuna, e però il caldo, l'idea di caldo, non mi piace lo stesso: son nato a settembre, in montagna, e per il caldo vero ho dovuto attendere almeno dieci mesi, per cui non lo so, sarà quello.
Non mi piace il caldo, non mi piacciono le cose legate al caldo: il mare, i frutti di mare, la sabbia fra le dita dei piedi, le creme abbronzanti, quelle protettive, il sale sulla pelle, le infradito, girare seminudi, lo stacco cromatico delle abbronzature, i tatuaggi esibiti, i locali coi condizionatori a palla,  la notte di San Lorenzo, le stelle cadenti ad appuntamento fisso, la musica estiva, la salsa il merengue la bachata il reggaeton e qualsiasi ritmo che sappia di caraibico compresi tutti quelli che ballano la salsa il merengue la bachata il reggaeton, e il fatto che alcuni li ballino bene non li assolve, è solo un'aggravante, le discoteche all'aperto, l'aperto, l'aggettivo solare, le persone definite solari e ancor più quelle che si autodefiniscono solari, le bevande ghiacciate, i gelati e le granite, le foto delle vacanze, quelle postate al ritorno delle vacanze, peggio, quelle che postate sui social mentre vi fate le vacanze: credetemi, se al ritorno avrete perso il bagaglio all'aeroporto un perché c'è!
Non mi piace il caldo, penso che l'unico motivo per cui si possa apprezzare il caldo è che la birra fresca ha certo più gusto, ma non mi piace doverla sudare dopo, non mi piace il sudore in tutte le sue manifestazioni, di quando sei al sole, di quando ti muovi sotto il sole, di quando corri sotto il sole, pure quello provocato da una qualche forma di amplesso non sopporto più, per quanto mi ci presti ancora volentieri.
Non mi piace il caldo, non mi piace il mare, non mi piace il sole. E' notte fonda ora, e godo alla sola idea.

giovedì 1 agosto 2013

Vacanze forzate

Agosto, tempo di ferie, almeno un tempo lo era. In realtà adesso tutto procede come nei mesi precedenti perché al massimo le ditte chiudono per una quindicina di giorni, quelle che lavorano, con la differenza però che d'abitudine ad agosto tutto si blocca, e quindi pure se non ce ne sarebbe bisogno perché di fatto rispetto a luglio niente è cambiato (chi lavora continua a farlo, chi non lavora continua a non farlo, chi è in affitto come me viene parcheggiato) tutto finisce per bloccarsi: la mente umana è davvero strana.
Una volta di questi tempi la domanda era "dove vai in vacanza?", oggi il "dove" è tralasciato e il punto di domanda finale ha assunto un tono stupito. Non faccio vacanze da anni, questo è il terzo anno consecutivo che mi vedrà aggirarmi nei soliti posti, e anche quelle precedenti a pensarci erano sempre in qualche modo strappate via: questioni di soldi, che limitavano le possibilità non solo mie. Non è in fondo un gran sacrificio per me, non fosse che di sacrifici se ne stanno facendo su parecchi altri fronti, primo fra tutti il restare umani (perché siamo a questo, non ve ne siete accorti?).
Ma siamo ad agosto e tutto stranamente si blocca pure se non ce ne sarebbe bisogno, e io pure quindi rimango giocoforza bloccato. E va beh, prendiamola come una vacanza.

sabato 22 giugno 2013

Dreams


"Sei un sognatore", dice, e io in verità non so come interpretare la cosa, se prenderla bene nel senso che di sogni da inseguire ne abbiamo necessità ed è giusto abbandonarcisi e quindi la cosa in fondo mi fa piacere, oppure male, nel senso che viver di sogni ti allontana dalla realtà, col rischio di doverti svegliare magari un giorno, oppure, peggio, che i sogni si trasformino in incubi e la realtà in un inferno, e a volte pure è avvenuto, vedi l'estate scorsa. Ma per dirla con Sogno degli Eterni "che potere avrebbe l'Inferno se i dannati non potessero sognare il Paradiso?".
 

lunedì 18 marzo 2013

Changes? What changes?


Cambiamenti, dice. In effetti ci sto pensando e non sarebbe una cattiva idea, anche solo per variare un po', ma purtroppo presuppongono quasi tutti esborsi economici che, visti i tempi, non mi posso permettere di affrontare, ma qualcosa bisogna pur fare.
Dice cambia look, e in effetti devo tagliarmi i capelli, potrei approfittarne. La fase capello lungo l'ho già avuta in altri tempi, ora potrei adottare un look più moderno, sul genere calciatore crestato che oggi sembra piacere tanto, ma andare ai colloqui di lavoro con la capigliatura alla Hamsik non è proprio consigliatissimo, e poi anche gel e lacche hanno il loro costo, e siamo sempre lì.
Cambiare guardaroba costa pure quello soldi, e ci si limita da tempo all'essenziale; cambiare auto manco a parlarne, casa che te lo dico a fare... insomma, qua bisogna cercare cambiamenti economici, nel senso dello spender poco, che non è che si sia tirchi, è proprio che non se ne hanno!
Quindi, dice, lavora su te stesso, quello è gratis.
Ora, non è che io non ci abbia voglia di lavorare su me stesso, ma mi sembra una di quelle cose che lasciano il tempo che trovano, in fondo chiunque campa lavora bene o male su se stesso. Non fanno lo sforzo di saperlo, dice, e questo deve essere vero, data la quantità di stronzi che vedo in giro, però pure quelli che dicono apertamente di lavorare su se stessi non mi pare ottengano grandi risultati. Che vuoi che ti dica, sarà che sono meridionale e un certo fatalismo ce l'ho innato, ma penso che signori si nasca e stronzi pure, e a quest'ultima cosa purtroppo non c'è rimedio.
Ma prendiamola per buona sta cosa, perché è una bella cosa alla fine e fa tanto figo dire che stai lavorando su di te, e però.... da dove iniziare?
Potrei smettere di collezionare epiteti, magari, e non sarebbe una cattiva idea (è pure a costo zero), visto che ultimamente si è passati da "presuntuoso" "arrogante" "intollerante" "fallito", argomentati con lunghe disquisizioni sul mio passato operato, ai più diretti e figurati "stronzo" e "testa di cazzo". Segno dei tempi, con l'avvento di twitter è di moda la sintesi e ci posso fare ben poco, e però se lo chiedi a me io tanto stronzo e testa di cazzo non è che mi ci senta del tutto, ma potrei sbagliare.
A proposito di errori potrei smettere di innamorarmi delle persone sempre sbagliate, e cominciare ad innamorarmi delle persone giuste. Ne ho pure conosciute di persone giuste, di quelle che dici però cacchio com'è che non mi innamoro di questa qui, e l'unica spiegazione che mi do è che siccome non è cosa che fai a comando, che non è che scegli come al supermercato, è più una cosa di culo che alla fine diventa presa per il culo se finisce male. Tutto qua. E' solo naturale tendenza ad innamorarsi delle persone giuste per qualcun altro, e valla a cambiare la naturale tendenza, se ci riesci.
A pensarci di cose per cambiare in teoria potrei farne tante, ma poi alla fine, l'ho già detto, non è che la faccenda mi entusiasmi troppo. In teoria potrei smettere di dire quello che penso, ad esempio, e glissare sulle idiozie che sento in giro per non farmi trascinare in polemiche che non portano mai a niente; o smettere di agire per come penso, che poi è la cosa che più mi frega nel senso che mi si ritorce contro. Abbozzare è la parola chiave, ma ho difetti di pronuncia, e qualcosa vorrà dire. Insomma, non è che mi riesca tanto bene a mandar giù quello che non mi aggrada, alla lunga vieni sempre fuori per quello che sei, qualsiasi cosa sei, anche se le conseguenze dell'andare controcorrente, o almeno del pensare di farlo, sono piuttosto pesanti.
Potrei cambiare, o meglio dovrei cambiare. In teoria. In pratica a farlo in maniera forzata mi sembrerebbe di diventare qualcun altro, con modi diversi, usi diversi, linguaggi diversi, pensieri diversi, e non è che mi piaccia tanto l'idea: dovrei rinunciare all'essere presuntuoso e arrogante, e non vorrei con questo deludere troppa gente.
Dice, non è che devi cambiar tutto, lascia andare solo quello che non va. Che vuoi che ti dica, sarà il fascino del perdente, ma io mi ci sono affezionato alle cose che non sono andate, ché se ho imparato qualcosa è proprio da quelle, mica da quelle andate bene. E poi mica dipende tutto da te, magari fosse così, anzi, il più delle volte te ci puoi fare proprio nulla. Il fatto è che gli altri esistono, si muovono pensano ed agiscono, in una maniera che appare spesso incomprensibile. Limite mio, lo ammetto, che non so stare al mondo. Magari sarà che ognuno lavora su di sé e quindi pensa solo a sé, ma se ci penso le fregature maggiori, quelle che davvero bruciano e fanno star male, le ho avute proprio da chi pensando al proprio interesse ti passa sopra come un carro armato: capirete, se non hai altre armi l'unica è scansarsi e sperare che finisca in un fosso.
Comunque alla fine facciamo così, io per ora mi tengo per quello che sono, ché ci ho messo troppi anni a diventare me e mi spiace buttare via il lavoro pure se è venuto male. Per il resto una cura prima o poi verrà, i cambiamenti saranno quelli che saranno e riguardo ai carri armati, beh, che vi devo dire, spero solo che il fosso sia profondo.

sabato 23 febbraio 2013

Random


C'è qualcosa di omeopatico nell'ascoltare certe cose, giusto per riequilibrare moti d'animo che ti sforzi di tenere sotto controllo. A piccole dosi certo, che a fare il pieno rischi di finire su strade che non sai dove ti portano, e che forse è meglio evitare, se non vuoi arrivare fino in fondo. Ma sono coperte necessarie, utili quando fuori la neve vien giù e l'unico motivo che ti balla in testa guardandola ti riporta ad atmosfere lontane, in bianco e nero, di altri tempi e altri luoghi, quando l'età e l'incoscienza facevano da utile filtro alle cose del mondo. C'è un luogo nella memoria che resiste agli attacchi del quotidiano, diventa mito e per questo irraggiungibile, di nuovo, ma si tende a quello crescendo, a ricreare quel mondo fatto di calore da caminetto e scoperte a piccole dosi. Il casino di solito viene molto più tardi, ed è quello che ti fotterebbe se non si cercasse conforto nella solita cosa, ma con sonorità a te più affini, che da queste parti mai si è arrivati e un motivo ben ci sarà.
Sarà che vuoi avere tutto, forse. Troppa roba, per una vita sola.

lunedì 18 febbraio 2013

Votare o non votare (questo è il problema)


Brutta cosa la responsabilità, il senso di responsabilità intendo, ché già l'amico di una vita te la butta sul "c'è gente che c'è morta perché tu potessi votare" e hai voglia a dirgli che sì è vero, gente c'è morta e massimo rispetto, ma son trascorsi settanta anni e mica lo sapevano quelli cosa sarebbe successo ai loro nipoti, che a saperlo magari evitavano pure di darsi tanta pena (ma son cose queste che non puoi manco pensare, figurati dire, per cui teniamole lì come pensieri sconnessi da troppa frustrazione e andiamo oltre).
Brutta cosa dicevo, ché mai nella vita avresti pensato di non voler andare a esercitare quel diritto/dovere di cui sopra, di chiamarti fuori e lasciar fare, perché nell'intimo è maturata la convinzione, visto come gira il mondo, che se a votare si potessero cambiare le cose ti pare che te lo lascerebbero fare? In effetti si potrebbero cambiare, la democrazia si piglia questo rischio e te lo concede, ma alle sue condizioni e pilotando allegramente i greggi di elettori grazie al potere di media e quant'altro nelle mani non certo di chi vota. Qua da noi è successo che con gli anni il rischio di un risultato a sorpresa si è fatto sempre più presente, per cui te lo lasciano ancora fare sì, ma secondo regole talmente stronze che di fatto te che metti crocette decidi una beata minchia (per usare francesismi). Capita a questo giro che ancor prima di votare sai già che ne verrà fuori una roba talmente fragile che il rischio che non serva a cambiare nulla è bello forte. Nessuno schieramento ha forza sufficiente da solo a garantire stabilità di governo, pare, per cui il rischio di larghe intese sullo stile governo Monti è più che concreto, con tutto ciò che ne consegue e che abbiamo visto in questo anno e mezzo.
Tornando a noi, l'idea di votare con questa legge elettorale, dopo che nel 2008 si era mentalmente giurato che se non avessero cambiato legge col cazzo mi avrebbero rivisto ai seggi, mi provoca seri disturbi al fegato e ad altri organi intestinali: essere spergiuro, sia pure per giusta causa, non mi va poi tanto a genio. Ma anche ingoiando il rospo, sempre per quello strano senso di responsabilità che sempre ti piglia, il problema di chi votare rimane, perché ce ne fosse mezzo che davvero ti convinca che possa valere la pena di recarsi a mettere crocette invece di astenersi, come voglia e logica vorrebbero. Voglia, perché si è detto non ce ne è manco uno che convinca appieno, logica perché se non credi più in un sistema di governo tanto vale non alimentarlo.
A onor del vero però, votassi non potrei fare altro che votare per RC, che alla fine è lo schieramento a cui sono più vicino per idee e intenzioni, non fosse che mi sembra una armata Brancaleone di gente che si è messa assieme per garantirsi un posticino in Parlamento dopo che anni fa è stata fatta fuori: i nomi son sempre quelli di chi negli anni ha contribuito a disintegrare la sinistra radicale (Diliberto, Ferrero...), con l'aggiunta di un Di Pietro ormai sputtanato che devo ancora capire che diavolo ci faccia assieme a Rifondazione Comunista, ad appoggiare un ex magistrato, l'ennesimo. Insomma, se questa è la fiducia che ripongo in chi dovrei mandare a delegarmi, figurati gli altri come sono messi ai miei occhi.
Facendo una rapida carrellata ed escludendo chi da me è distante quanto Alpha Centauri, Pdl Lega e compagnia destrorsa, Monti perché fa parte della compagnia destrorsa, Giannino perché a parte la simpatia per il personaggio le sue ricette a base di liberalizzazioni e licenziamenti facili mi stanno alquanto indigeste, restano gli altri componenti il sedicente centrosinistra italiano e il M5S.
Di votare Pd mi son già pentito ai tempi di Uolter Veltroni, e non vedo perché dovrei ripetere l'esperienza. Li considero responsabili quanto Berlusconi dello sfacelo in cui ci troviamo, non fosse altro per il fatto che quando ne hanno avuta occasione non hanno fatto un accidente per cambiare tendenza, e nulla mi fa pensare che stavolta sarebbe diverso. E poi il Pd attuale è di fatto un partito di centro con leggere tendenze a sinistra, in pratica una Dc corrente Dorotea. Mai votato Dc quando esisteva ancora, non vedo il motivo di cominciare ora.
Votare Vendola e Sel manco se mi pagano. Se la sinistra radicale è scomparsa dal panorama italiano è anche e soprattutto grazie alla sua brillante idea di andarsene da Rifondazione Comunista per finire a fare il cagnolino del Pd. Dargli forza sposterebbe un pochetto l'asse a sinistra nella coalizione, ma qui usciamo dalla politica e andiamo nella fisica delle particelle, per cui.....
Rimane il Movimento 5 Stelle, che poi davvero è l'unico che potrebbe scompigliare un po' i giochi, ma i ducetti mi piacciono poco, le idee mi paiono campate in aria e la maggioranza dei militanti mi sembrano pecore rimaste senza un pastore (il mondo ne è pieno, in qualche recinto devono pur andare!). Insomma, la politica è di tutti, ma non è da tutti, e in questi ci vedo tanta buona volontà e poco altro, ma niente che mi convinca.
L'opzione mai contemplata fino ad oggi, astenersi, continua quindi ad essere quella che mi alletta di più per i motivi che ho già detto in un paio di occasioni (qui e qui, non mi ripeto, ma se avete voglia leggeteveli). Certo non fosse per quel cacchio di senso di responsabilità....... 

venerdì 8 febbraio 2013

Risonanze


Campane, qua vicino, rintoccano lente a richiamare, per dare un ultimo saluto a qualcuno, non so a chi. E' un posto questo dove certe cose le noti ancora, dove una sirena che passa, di ambulanza o di pompieri, fa scattare automatismi, domande preoccupate, che in altri luoghi han poco senso.
Avevo fatto l'abitudine al rumore di sirene, in altro tempo e altro luogo, ma era una abitudine forzosa, necessaria a mantenersi distante per non lasciarsi prendere da strani sentimenti. Non era molto in me, a pensarci, e certe nuove abitudini stridono col proprio essere, ma si fa finta, si manda giù, in nome di altro che appare più necessario. Ci si adatta a tutto, se ci pensi, ma accettarlo è altra cosa: alla lunga il tuo vero io viene fuori, sempre, nel bene e nel male.
Periodo di blocco. Succede, a cadenze regolari, ma è naturale una volta presa una certa strada. Capita poco, il poco che capita costa fatica perché nulla da fuori arriva se non richiamandolo, e non sempre le forze sono sufficienti. Si pagano scelte fatte, più che altro a livello interiore. Aver deciso di voler essere in un modo e non in un altro ti porta a passaggi obbligati, a strade diverse, poco battute, a risuonare con certe cose e non con altre. Come un diapason vibri solo su determinate frequenze, sei vivo solo in determinati momenti, agisci solo quando puoi. Saperlo serve a poco, l'attesa rimane.

mercoledì 23 gennaio 2013

My own private home

 
(Ha preso a nevicare.)
La temperatura in questo alloggio è difficile da gestire. Troppo isolato dal resto della casa. Troppo alto il soffitto in legno. Succede che di sopra, sul soppalco, si stia da dio; sotto invece combatto per mantenere una temperatura accettabile. Certo smettere di fumare in casa aiuterebbe, smetterei di aprire le finestre ogni tre per due, ma sono quelle libertà che ci si concede da single. Danno un po' di senso di colpa, dopo anni trascorsi con la buona abitudine di uscire sul balcone per rispetto degli altri abitanti l'alloggio, ma fa troppo freddo, e fumare in piedi in fondo non mi è mai piaciuto, e di smettere - chissà perché - proprio non se ne parla.
(Nevica sempre più.)
Questo alloggio non è malaccio. Troppo legno forse, ma l'equilibrio è dato dal metallo della ringhiera a giorno del soppalco, dal fuoco dato dal colore rosso di alcuni mobili, delle tende, e dal  giallo caldo di metà pareti: chissà se chi lo ha arredato ha consultato le regole del feng shui? E' però rivolto a nord, e non è proprio il massimo, ma in generale mi pare equilibrato. Manca in qualcosa, aria e acqua credo scarseggino, ma riflette in buona parte il momento in cui lo avevo scelto: isolato, raccolto, accogliente. Era quello di cui avevo bisogno, sette mesi fa. Ora non saprei. Fra non molto credo sentirò il bisogno di cambiare, ancora, ma per ora il desiderio di isolamento, per rimettere in pari sensazioni e pensieri, c'è ancora.
(La neve si sta posando.)
Ascolto vecchi vinili. Li ho appena acquistati per rivenderli. Roba abbastanza buona, qualche rarità: Sex Pistols, Clash, Cure, Bauhaus, Siouxie, Talking Heads, The Jam, CCCP, Joy Division e tanto altro ancora. Ieri ho catalogato una collezione di Diabolik: tutta rumenta tranne un solo pezzo, che valeva la pena dell'acquisto in blocco. Sono ritornato indietro nel tempo, a quindici-sedici anni fa, quando tutto questo era il pane quotidiano, scarso, come ora, ma libero di essere: ci si sente molto Rob Gordon, devo ammetterlo, con tutto ciò che vuol dire.
(Fuori è già quasi tutto bianco!)
Vado avanti, un po' per inerzia, con la spinta datami un paio di mesi fa, ma so che non è ancora il periodo per raccogliere, e mi sforzo, per ora, di seminare. Tralascio il come lo sappia. Come il Ferrini di Quelli della Notte ci "sono cose che non si possono dire", chissà poi perché. Ma viviamo in un'epoca strana, che adora gli orologi ma non conosce il tempo, e sinceramente di stare a spiegare non ho proprio voglia. Il brutto però non è solo che non ho voglia di spiegare me, è che alla lunga mi sono stufato di capire tanti altri. Non tutti, ma tanti sì. Forse è il prezzo da pagare, non lo so ancora, non me lo sono chiesto.
Va bene così.
(E' una bella nevicata questa di oggi. Mi ci perdo un po' dietro, a guardarla ricoprire coppi e cortili. Dallo stereo David Byrne canta Once in a Lifetime. Io vado a preparare il caffè.)

mercoledì 16 gennaio 2013

Scegli una carta


Spendo tempo, forse troppo, nel guardarmi, nelle situazioni più varie. Giudicarmi, spesso male, è una operazione che ripeto da tempo, e dovrei forse smettere. Essere giudicato non ha poi troppo valore, non essere compresi ne avrebbe un po' di più, ma son cose che sfuggono, alla propria volontà. Immettersi in correnti di pensiero, sempre contrarie, costa fatica ed energie: far Lancillotto lancia in resta, ma lasciare a casa la corazza, è cosa stupida anche solo a pensarlo. Si è imparato però, negli anni, almeno ad evitare.
E' ancora tutto in là da venire, seppure ci si sia incamminati, da un po'. C'è il timore, nel vedersi, che la strada sia poco battuta, e di perdersi, nel frattempo. 
Andiamo avanti.

domenica 13 gennaio 2013

Pole la donna permettisi di pareggiare hon l'omo?

 
Ecco, io una marea di banalità e generalizzazioni così non le leggevo da tempo, segnale che pure a sinistra di strada da fare ce ne è ancora tanta (ma proprio tanta!):
 
L’AMACA del 13 gennaio 2013
di Michele Serra da La Repubblica (C)
“Era più intelligente di me, approfondiva mentre io sono superficiale”. Di tutte le parole d’amore spese per Mariangela Melato, queste di Renzo Arbore (raccolte da Silvia Fumarola per Repubblica) mi hanno commosso più di ogni altra. Perché dicono, delle donne, la cosa più importante ma non sempre la più detta: che le donne sono, in prevalenza, persone serie. E che la loro serietà (nei sentimenti, nel lavoro, nel maneggiare le cose della vita) è spesso di esempio e di soccorso a noi maschi. Forse perché la gestione del talento, nelle donne, richiede fatica doppia; forse perché, dall´alba dei secoli, mentre noi si andava a caccia, o in guerra a sbudellare il prossimo e a farci sbudellare, o a navigare per mesi e anni in cerca d´oro e di conquiste, loro restavano a casa e avevano molto tempo per pensare, mettendo a frutto la loro solitudine; fatto sta che, proprio come dice Arbore, le donne “approfondiscono”. Nel saluto di un uomo allegro (e intelligente) alla donna della sua vita, l’omaggio alla profondità suona, a sua volta, profondo. Umile e profondo. Riconoscente e profondo. Le donne, per nostra fortuna, sono contagiose."
 
Onestamente, fossi donna mi incazzerei.
 
 

giovedì 10 gennaio 2013

Vexata quaestio


Domande senza risposta. Da dove arriva tutto il muco che da settimane continuo ininterrottamente a cacciar fuori: sarà forse il cervello che putacaso mi si scioglie? Improbabile, seppure il dubbio persista. No, roba meccanica, dice. E' inverno, le probabilità di contrarre virus vecchi di millenni è più alta per via di luoghi chiusi, umidità di un certo tipo, untori sparsi un po' ovunque: hai le difese occupate in altro, non ci son cazzi, te lo becchi! Ma tranquillo, non t'ammazza, un po' di giorni e passa da sé, ma la domanda rimane: perché?
Dice mah, boh, è cosi che va, ma che ti importa? Starnutisci, ingurgita medicine e non rompere. Ma a me starnutire infastidisce, le medicine stanno sui maroni e le domande senza risposta pure di più. E allora fai caso ai quando e ai come, e noti coincidenze che definire strane è l'unico modo, quando non sai catalogarle. Sposti tutto su un altro piano, che la meccanica da sola da quando hai finito scuola ti sta pure essa sulle balle e non ti appassiona proprio per niente. Vedi il desiderio di isolamento e di tener lontano i problemi sotto forma di scaracchi e tosse a tratti, ma anche il tentativo di sciogliere e fluidificarli, per meglio affrontarli e poi superarli. Te lo dici chiaro, ok è per quel motivo lì, e il raffreddore passa, e il problema più o meno pure. Ma a risposte trovate arrivano altre domande: è passato perché? Per via che hai trovato risposta o solo perché la meccanica della cosa lo dice?
Ma poi la domanda fondamentale: alla fine, ma chi se ne frega?

sabato 29 dicembre 2012

Mannaggia

 
Quest'anno è già finito da un pezzo, la sensazione è quella, forse solo per me. I calendari sono un inganno, se ci pensi. A volte sei più avanti, a volte più indietro, mai nel tempo giusto, ed è sempre una attesa.
Ho molto da fare. 
Coltivo la speranza di essere armato, pronto, ad aspettare. La curo, l'accarezzo, ne limo i particolari e l'ansia sale. Ma è un'ansia necessaria, e non puoi scappare più di tanto.
Per quanto la vera attesa sia per altro.
E lo sai.
Mannaggia.

venerdì 28 dicembre 2012

In riva al fiume


Della serie Io Bonetti e il Furbi (le altre stanno qua)

Arrivo in ritardo, come al solito, ma se una cosa c'è di buono nel Bonetti e nel Furbi, è che non ti fanno mai pesare le assenze, pure quelle prolungate. Sembra sempre ci si sia lasciati la sera prima, eppure è da un bel pezzo che non ci si vede. Gli amici d'altronde li vedi pure da queste cose.
Il Bonetti pare accaldato: "Ma ti pare se quel nano malefico perde l'occasione di fracassarci le palle - ciaaao Rouge - ora che ne ha ancora l'opportunità!" sta dicendo d'un fiato. "E' ovvio che userà tutti i mezzi leciti e illeciti per prendere quanti più voti possibili. Può permettersi di fare altro?"
Il Furbi mi saluta al solito, alzando appena lo sguardo e il bicchiere, lanciandomi quello che dovrebbe essere un sorriso. I sorrisi del Furbi somigliano a ghigni, lo sappiamo tutti, ma non è colpa sua e non me la prendo a male. Ribatte all'amico: "Potrebbe usarci la cortesia di levarsi dai coglioni una buona volta, ma capisco che non è proprio da lui......"
"Figurati se", dice Bonetti. "No, quello si leverà dai coglioni solo quando.....quando..... vabbeh lasciamo stare che mi va in acido il caffè!" E poi rivolto a me: "Rouge! E allora? Tutto a posto? Hai visto qua che manicomio?"
"Ciao raga. No. A dire il vero non sto seguendo molto" rispondo sedendomi.
"E fai male" interviene il Furbi, "Qua si prepara un'altra bella inculata epocale. Bisogna che tutti si faccia la propria parte!"
"Certo cazzo! E' ora che le cose cambino una buona volta!" quasi urla il Bonetti rivolgendosi al barista con tono ancora più alto "A cominciare da questo schifo che spacci per caffè! Ma che ci metti dentro? Cicoria appassita?" per poi, con tono normale, rivolgersi a me: "Ma davvero non ne sai niente?"
Dico "Mah, diciamo poco. A 'sto giro non voto, quindi è inutile perder tempo.", e mi accorgo di averla sparata grossa, almeno a giudicare dall'improvviso silenzio che cala sul tavolo.
Il Bonetti rimane fermo a guardarmi con una espressione che va dall'incredulo alla compassione, la stessa che avrebbe avuto gli avessi detto di voler cambiare sesso, tipo. Il Furbi, si sa, è più sbrigativo. Mezzo secondo dopo è già lì che mi dice "Ma non dire cazzate!" e si tuffa nella lettura del giornale. "Toh, leggi qua, pure i preti favorevoli all'agenda Monti. Gli industriali favorevoli all'agenda Monti. I banchieri favorevoli all'agenda Monti.  Tutti favorevoli all'agenda Monti! Sembra il nuovo Vangelo, porca di quella puttana vacca schifa lurida! A me stava sulle balle quello vecchio, pensa te dove mi può stare questo! Porc** di quel...."
"Miii, e stai calmo!" gli dice Bonetti, "che ti farai venire qualcosa!" e poi a me chiede "Cos'è sta storia che non vuoi votare?"
"E chi dovrei votare?" chiedo.
Aspetto una risposta che tarda ad arrivare e aggiungo "No, davvero, una volta votavo comunista, oggi per chi dovrei votare?"
Bonetti farfuglia al suo modo "Eh lo so che i tempi sono difficili, gli ideali sono andati a bagasce, ma proprio perché i tempi sono difficili non ci si può sottrarre da quello che è prima di tutto un dovere e lasciare a chi ne capisce una mazza il compito di......."
"No no no, frena" lo interrompo, "per chi dovrei votare secondo te, ma votare davvero, con convinzione?"
Risponde "Beh, continua a votare comunista, ma vota. E' pur sempre opposizione".
"Siamo manco al 2%. dopo che il pugliese è andato a far da vassallo al Pd. E' come buttarlo al cesso, e però il mio voto farebbe statistica e legittimerebbe queste elezioni del grancacchio. E poi cosa vuoi stare più a parlare di ideali qua! Quindi?" chiedo.
"E che ne so? Per il meno peggio, ma vota!" risponde. "E non mi dire che non lo fai per via della legge elettorale. Il PD sta facendo scegliere i candidati! il M5S lo ha già fatto!"
"E s'è capito un cazzo!" dico, "Sì sì, bella forza. Peccato che i posti chiave nel Pd sono bloccati. Io magari scelgo pure il mio candidato, poi mi ritrovo lo stesso con Darth Vader e il Gabibbo calati dall'alto, ma che cazzo! Ma poi da quando voti Pd? Pensavo fossi di sinistra."
Bonetti alla domanda non risponde e rilancia "Puoi votare Cinque Stelle. O gli Arancioni!"
"Gli Arancioni?" chiedo, "e che adesso gli Hare Krishna fanno politica?"
"Cazzo sei proprio su un altro pianeta ultimamente" interviene il Furbi. "Il Movimento Arancione. De Magistris, Ingroia....."
"Ah la magistratura!" dico, "Eh beh, dopo che Di Pietro s'è sputtanato era logico.... Ma no, non mi interessa, e per il comico ducetto e quello sopra di lui men che meno. e per favore non mi venite con la storia che tanto se non voti tu votano gli altri e quindi perdi l'occasione per tentare di cambiare le cose!"
Seguono attimi di silenzio in cui i due di fronte a me tentano di rilanciare qualche argomento.
Poi, timidamente il Bonetti: "E però se rinunci a votare e a scegliere, poi non ti lamentare se le cose vanno male."
"No, ma chi si lamenta più." Dico "Va bene così. Che facciano pure quello che gli pare."
Bevo un sorso di birra e prendo fiato "Che poi, onestamente, ti pare che non lo facciano già? Lo fanno e lo hanno sempre fatto, con in più il fatto di dire stronzate tipo siamo stati scelti dagli elettori! A questo giro almeno non lo faranno a nome pure mio."
"Mi pare una stronzata!" sentenzia secco il Furbi voltando pagina al giornale.
"Sentite" dico, "qua non c'è rimasto più niente. Non è che hai possibilità di scelta. Lo vedi, tutti con Monti. Sembra il Festival di San Remo, che sai già chi vince e pure quando vince qualcun altro questo perde lo stesso. Io penso solo che l'unica libertà che hai, quando tutto è sbagliato, è di dire no".
I due mi guardano perplessi. Io continuo.
"La legge elettorale è una merda? Bene, non voti con quella merda. E' tutto sbagliato, tutto da rifare? Bene, non continuare ad alimentare una cosa sbagliata. Cazzo, facciamo una volta una scelta diversa: non va bene nessuno e quello che andrebbe bene non lo caca più nessuno? Non votare nessuno!"
"Bah, a me continua a sembrare una stronzata" sbuffa il Furbi.
"Poi che ne so" dico io, "magari cambierebbe niente, ma pensa una bella astensione al 70-80%, qualche dubbio lo porrebbe, qualche domanda la porrebbe, o no?"
Interviene il Bonetti "Si ma così qualcuno governerebbe lo stesso, e cambia nulla".
"Intanto renderebbe evidente che la vera maggioranza vuole altro, e qualcosa dovrà pur succedere" dico. "Magari è la volta che si fanno altre cose, altre scelte, che ne so. Spero.".
"Ma se non vota nessuno non c'è governo, e se non c'è governo...... " tenta di ribattere sempre Bonetti.
"E capirai se si ferma il mondo" dico io bevendo un altro sorso, "in Belgio son rimasti senza governo per quasi due anni: se n'è accorto nessuno, anzi son pure andati meglio. Belgio, Europa, pochi anni fa!"
"E vabbeh che esempio del cacchio" sbotta il Furbi, "Il Belgio! e siamo mica il Belgio, noi!
Decido di star zitto, che quando il Furbi comincia a borbottare non c'è verso di tenerlo. Continua a ripetere "Il Belgio! Tsé! Il Belgio", accartocciando il  giornale come avesse davanti un leghista.
Penso che forse è vero, forse sono davvero su un altro pianeta, o forse, meglio, in riva a un fiume, ad aspettare manco io so cosa.
Il Bonetti tace. Ordina ad alta voce un amaro e poi si alza per andare in bagno.
Il Furbi continua a borbottare cose sul Belgio. Non lo so, non lo ascolto più. Mi sembra solo che a un certo punto dica "è che noi non siamo il Belgio!" per poi chiedersi a voce bassa "Che sia quello il problema?", ma non ne sono poi così sicuro.