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sabato 19 aprile 2014

Sempre allegri (bisogna stare)


Non scrivi più, mi chiedono. Vero. Non è che ne abbia tutta questa voglia. Bisognerebbe avere pure qualcosa di interessante da dire e non sono mai stato sicuro di avercelo, oppure qualcosa di nuovo, ma anche qui si casca male. No, niente di nuovo e niente di interessante. E poi più che altro mi verrebbe da inanellare tutta una serie di cristonate per ciò che mi ritrovo a vivere e per ciò che vedo in giro. Si sa, si finisce per dare noia, scrivere è condivisione e preferisco in maniera molto egoistica tenermela per me: almeno qualcosa in cui abbondare. Però no, non ho smesso di guardare con occhi sgranati a ciò che mi sta attorno. Per dire, vedo un sacco di gente felice ultimamente, credo lo abbiate notato: un mucchio di gente che in pieno delirio 2.0 balla e canta quel motivetto che piace tanto di quel tizio che a me, una volta, piaceva pure parecchio (ma pure ultimamente, devo essere sincero).
E' una esplosione di gioia, pare, e mi fa piacere che ci sia gente tanto felice da fregarsene se si sputtana mostrando la propria scarsa attitudine al ballo a cani e porci. Paesi e piazze e (oggesummadonna!) luoghi di lavoro traboccano di felicità e joie de vivre. Mi fa piacere, davvero, e poco importa se in fondo quel motivetto che piace tanto è a mio modesto avviso il peggior brano che il buon Pharrell abbia inciso da che musica e produce: i gusti son gusti e va bene così. Non fosse che poi a leggere il testo.... mah, io qualche domanda me la porrei sulla necessità di veicolare una stronzata del genere (non lui, ma chi sta dietro e sopra le nostre teste): non suona proprio come "sempre allegri bisogna stare ché il nostro piangere fa male al re", non trovate? Ma lasciamo stare, fiato sprecato e noi sinistri, complottisti.... bla bla bla.
Comunque io, per me, alla faccia del musico americano e dei tanti epigoni ballerini nostrani sto sempre incazzato come una bestia per tutta una serie di motivi che non ho voglia di elencare, ma che prendono spunto dal vivere quotidiano in questo diavolo di Paese a forma di stivale, dove come sempre tutto cambia per mai cambiare veramente. In tutta onestà dovessi scegliere qualcosa da dover ballare tutti assieme propenderei più per questo pezzo qua, magari brandendo qualcosa di contundente, ma tranquilli, sono solo sogni ad occhi aperti e mai mi augurerei accadesse davvero. E poi, perché mai? Qua, pare, stanno tutti bene. Fra un mese si rivota. Allegria.

mercoledì 26 febbraio 2014

Not just a ride


L'ho conosciuto tardi. Per dire, fino a un paio di anni fa sapevo vagamente chi fosse. Lo avevo già incrociato, sul finire degli anni '90 sulle pagine di un fumetto, Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon (questo per quanti ritengono i fumetti robe minori, ma tant'è...), ma all'epoca non gli avevo dato il giusto peso e la cosa era finita lì, fino alla segnalazione di una amica un annetto fa.
Un comico Bill Hicks, sui generis, uno di quei personaggi che fatichi ad inquadrare perché distratti dalle etichette che ti fanno preferire altro e per cui lo lasci ai margini, non lasciandolo entrare. O forse, più probabile, non entra perché non sei ancora pronto ad accoglierlo e se lo fa, se ti entra dentro, è perché lo avverti e lo vivi in una maniera diversa, e non ne esce più. Le cose che gli senti dire non le ascolti e basta, solo con le orecchie e la mente, le hai vissute anche tu, toccano altre corde. Ci ridi sopra, perché le hai pensate anche tu senza avere il coraggio di dirlo apertamente, ma lo avverti, dentro, che le sue parole non hanno solo la funzione di darti momenti allegri, mirano ad altro, smuovono altre cose, aprono scenari diversi, mondi migliori, dove dopo viverci è più piacevole.
Bill Hicks ha terminato il suo giro di giostra esattamente venti anni fa, giovane, come una di quelle rockstar che rimpiangeva, nella maniera che sappiamo. Se sono vere le parole di Leopardi per cui "chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo come chi ha il coraggio di morire", questo lo rende due volte padrone, e se è vero che in fondo è solo giro, è anche vero che non tutti i giri sono uguali.

Chi volesse approfondire guardi qui.

martedì 29 ottobre 2013

Tutto ciò che resta

 
Arriva così, all'improvviso alla coscienza, alquanto inaspettato, ed è quasi un peccato, avrei voluto forse gustarlo meglio il ricordo. Ma è così che va, ed è così che deve andare. Poi, le associazioni di idee fanno il resto: una canzone, una immagine, una sensazione. Ed è tutto ciò che resta.

lunedì 23 settembre 2013

Di blocchi e specchi


Andare a cercare le ragioni di un blocco pressoché totale in ciò che ci si augura possa accadere (qualsiasi cosa, da un nuovo lavoro a una risposta che aspetti, dal superamento di un qualche vizio alla conquista di una qualche virtù, passando magari per inaspettate quanto improbabili fortune, mai conosciute in verità), ma che per qualche strano motivo finisce per non accadere quasi mai se non in rare sporadiche fiammate che a conti fatti, dopo, lasciano sempre il tempo che trovano, porta a conclusioni che definire scontate è dire poco, perché alla fin fine la ragione ultima di tutto ce l'hai talmente vicina che proprio per questo stenti a vederla. Utile in questi casi uno specchio.

mercoledì 21 agosto 2013

Che a volte mi innamoro


A volte mi innamoro, e il bello dell'innamorarsi è che -ti accorgi dopo- avviene così per caso che fai pure finta di crederci, al caso, te che non ci hai mai creduto su altre cose, ma sulla musica, beh, sì, ci può pure stare. In fondo sì, è stato un caso, ma comunque che importanza ha? Quando ti innamori è una figata, perché inspiegabilmente vai in fissa su quella cosa, non vorresti nient'altro che quello e.... beh, che ve lo dico a fare!
E così mi ci sono proprio innamorato di questi quattro ragazzotti di Cambridge il cui nome corrisponde a Clean Bandit, tanto che da due giorni non ascolto altro, e mi viene da parlarne, postarli su faccialibro, e segnalarli e dire "Ehi, ma come fanno a non piacervi? Non vedete? I video (ideati da loro) sono così ben fatti che gente più famosa se li sogna, la musica è elettronica sì, ma con l'elemento archi che la rende decisamente particolare, e c'è hiphop e dub e classica e soul sapientemente mischiato e poi, cazzo, questi hanno buon gusto e non è poco di questi tempi, giocano a togliere, come i Morphine, come Pharrell..... ehi, EHI!!!!". Ma niente. Manco un risicato mi piace.
Scorgo inquietanti parallelismi con altri miei innamoramenti, ben più importanti, quelli reali: finirà con l'amico di turno che ammetterà di averli sempre ritenuti degli stronzi, immagino.

giovedì 1 agosto 2013

Vacanze forzate

Agosto, tempo di ferie, almeno un tempo lo era. In realtà adesso tutto procede come nei mesi precedenti perché al massimo le ditte chiudono per una quindicina di giorni, quelle che lavorano, con la differenza però che d'abitudine ad agosto tutto si blocca, e quindi pure se non ce ne sarebbe bisogno perché di fatto rispetto a luglio niente è cambiato (chi lavora continua a farlo, chi non lavora continua a non farlo, chi è in affitto come me viene parcheggiato) tutto finisce per bloccarsi: la mente umana è davvero strana.
Una volta di questi tempi la domanda era "dove vai in vacanza?", oggi il "dove" è tralasciato e il punto di domanda finale ha assunto un tono stupito. Non faccio vacanze da anni, questo è il terzo anno consecutivo che mi vedrà aggirarmi nei soliti posti, e anche quelle precedenti a pensarci erano sempre in qualche modo strappate via: questioni di soldi, che limitavano le possibilità non solo mie. Non è in fondo un gran sacrificio per me, non fosse che di sacrifici se ne stanno facendo su parecchi altri fronti, primo fra tutti il restare umani (perché siamo a questo, non ve ne siete accorti?).
Ma siamo ad agosto e tutto stranamente si blocca pure se non ce ne sarebbe bisogno, e io pure quindi rimango giocoforza bloccato. E va beh, prendiamola come una vacanza.

domenica 14 luglio 2013

Men and mice


Si diceva, mesi fa, di come la crisi abbia tirato fuori il peggio dalla gente. Immagino sia una questione di sopravvivenza, inteso come istinto, e non c'è nemmeno da dare colpe: è così, punto. Nei momenti di pericolo, si sa, le reazioni naturali sono due, o combatti o scappi. Il tutto si è aggiornato ai tempi, e oggi combattere equivale a opporre resistenza: cercare nei limiti di mantenersi integri sui propri principi, continuare nonostante tutto a vivere secondo quelli, decidere sempre in base a quelli, continuare a non accettare modelli di vita non propri etc etc etc.... la lista è lunga.  Scappare equivale a rimuovere: far finta che tutto sia come prima, allontanare chi ricorda che tutto non è più come prima, rifugiarsi in una miriade di attività inutili (almeno in questo momento) per poter continuare a pensare che tutto sia come prima, accettare compromessi su compromessi su compromessi (l'imperativo è stare bene, ma ho l'impressione che si equivochi molto su cosa davvero significhi). Detto fra noi, qua mi sembra tutto un fuggi fuggi, ma magari mi sbaglio. Io, per me, mi sento come immerso in un romanzo di Steinbeck. Il problema è che ancora non so se sia meglio essere George, oppure Lennie.

domenica 7 luglio 2013

Cacciar via

Nicoletta Ceccoli - Crows

"Ho letto il tuo post. Ti sta salendo la carogna?" chiede l'amica reale.
In effetti forse un po', ma questo blog spesso è solo lo sfogo di un momento, un modo per mandar via ciò che non aggrada, una forma di resistenza, in qualche modo. Per cui la carogna sale, posti, ti rileggi, la carogna si allontana. Terapia alternativa.

sabato 6 luglio 2013

Partecipa all'evento

 
Ieri sera era un venerdì d'estate, e i venerdì d'estate ormai in tutti i paesi e paesini e cittadine dell'italico suolo si consuma l'evento catartico di rimozione della realtà: aperitivi e cene e libagioni e spettacoli d'arte varia consumati in piazza a ritmi diversi in ogni cazzo di posto. Qua in provincia, ma pure in città il discorso è lo stesso con i quartieri al posto dei paesi, la stessa identica cosa, ma con minore distanza.
Ho girato ieri sera per una mezz'ora circa nel bordello di facce e di suoni scandalosi emessi da una sottospecie di gruppo rock su un palco, prima di rompermi del tutto i coglioni e tornarmene a casa: ho altri cazzi, mi dispiace.
Ho che fra una settimana mi scade il contratto e nessuno mi ha ancora detto nulla sulle intenzioni che hanno, per cui ad oggi non so se fra otto giorni lavorerò ancora. Ho che se anche questi mi confermano, la paga è talmente da fame che a stento farei il giro del mese, ma la paga è sindacale, per cui la coscienza di chi ti da quattro soldi per il tuo lavoro è a posto, e mi chiedo se anche quella di chi ha sindacato quelle paghe lo sia. Ho che per carattere queste cose mi danno in testa, e devo continuamente ricordarmi di stare molto calmo per arginare lo stress. Ho che ogni idea per tentare di uscire da questa situazione per buona o brutta che sia va a cozzare sul muro della maggioranza degli altri, che non è manco di gomma, è solo un buco nero che fagocita qualsiasi cosa e da cui non ritorna nulla, ma proprio nulla, per cui sai di essere solo, quasi completamente solo. Ho che vedo in giro una situazione surreale: conosco più gente disoccupata, precaria, in cassa integrazione o in mobilità che gente che lavora, e pure chi lavora stabilmente è alle prese con stringimenti di cinghia impensabili anni fa e con l'accettare compromessi su compromessi su compromessi fino a che (ve lo dico, nel caso non lo sappiate) non ci sarà più niente da compromettere. Ho che vedo chi in passato ha avuto il pelo e il coraggio di scegliersi la propria vita, seguire il proprio essere senza dover per forza prevaricare sugli altri, pagare questa scelta oggi per colpa di chi intanto è rimasto fermo ad accettare compromessi su compromessi su compromessi e di chi nel frattempo ne ha approfittato. Ho che so che basterebbe che tutti (tutti) ci fermassimo, solo questo. Ma mangiare ancora si mangia, e venerdì sera c'è l'evento: partecipa anche tu.

domenica 23 giugno 2013

Cuori nascosti

 
Il tutto riacquista una dimensione innaturale, almeno per me, ricollocato come sembra in una calma sonnacchiosa fatta di cose normali: il lavoro quotidiano, le uscite serali, i contatti tranquilli, gli scambi d'opinione che seppure ti riguardano sono espressi col distacco di chi parla di altri e non di sé. Seppellito, sembra, il vivere le parole sulla propria pelle, di più, nel proprio intimo se non nel cuore, e in tutto questo non c'è più dolore, ma nemmeno quella gioia di cui conservi memoria. Ci si prende una pausa dal vivere insomma, e si ridiventa parte di quel niente che pare tutto agli occhi della maggioranza. Manca un tassello che me lo faccia accettare, e so bene qual è. Il brutto è che tu o un'altra oggi non fa più differenza.

sabato 22 giugno 2013

Dreams


"Sei un sognatore", dice, e io in verità non so come interpretare la cosa, se prenderla bene nel senso che di sogni da inseguire ne abbiamo necessità ed è giusto abbandonarcisi e quindi la cosa in fondo mi fa piacere, oppure male, nel senso che viver di sogni ti allontana dalla realtà, col rischio di doverti svegliare magari un giorno, oppure, peggio, che i sogni si trasformino in incubi e la realtà in un inferno, e a volte pure è avvenuto, vedi l'estate scorsa. Ma per dirla con Sogno degli Eterni "che potere avrebbe l'Inferno se i dannati non potessero sognare il Paradiso?".
 

lunedì 17 giugno 2013

Scatole vuote

 
E poi tutto riparte: un nuovo lavoro a rimettere le basi, non proprio quello che vorrei, ma utile per ricominciare a muoversi; un nuovo progetto in embrione, che varrà la pena seguire anche solo per dar sfogo a quella creatività che è vitale, ma che se andasse in porto... beh, sarebbe davvero una figata (credetemi sulla parola); amicizie recuperate, e sono quelle su cui comunque non avevo dubbi.
Un ciclo si è chiuso dunque, a livello di sensazioni, e stavolta è durato otto anni. Non ne ho ricavato granché dal punto di vista pratico. Se mi guardo indietro vedo sacrifici che non hanno portato a niente, situazioni professionali insoddisfacenti e qualcuna per niente piacevole (e il rimpianto per aver lasciato andare quello che mi ero conquistato con fatica, dato il nulla che ne ho avuto poi  in cambio, è stavolta presente: c'è sempre una prima volta), rapporti umani su cui potrei stendere un velo pietoso nella maggior parte dei casi, e sono quelli poi alla fine che hanno fatto più male. Sinceramente, non è che ne avessi necessità, ma credo nel karma, e qualcosa da scontare è probabile lo avessi, e comunque mi è servito, se non altro a farmi decidere di non perdere tempo con chi proprio non ci si piglia. C'è un universo umano di cui non faccio parte, e di cui in ultima analisi non voglio far parte: se il prezzo da pagare è inseguire tutte quelle cose che sono solo contorno, già in partenza secondarie, un continuo fare cose vedere gente fine a se stesso (o a sé stesso, che hai voglia quanto ci si usa),  beh... preferisco rimanermene ai margini a cercare ciò che davvero mi importa: c'è il rischio di cadere, ovvio, ma vuoi mettere con l'accontentarsi?  
E quindi bene, è andata anche stavolta, e poco importa se ho incontrato solo una montagna di scatole vuote.

giovedì 13 giugno 2013

Catarsi


C'è un che di confortante nel sentirsi stanchi fisicamente, qualcosa a che vedere col sentirsi a posto con la coscienza nell'aver portato a casa la pagnotta in maniera finalmente ufficiale e che autorizza a lasciarsi andare a un sano cazzeggio serale. Il mio oggi l'ho fatto insomma, e lascia stare che il mondo che ho ritrovato con questo nuovo/vecchio lavoro è rimasto fermo a livello di paghe esattamente dove lo avevo lasciato dodici anni fa (la parentesi di tre mesi in quella sottospecie di lager lasciamola stare). Bisogna considerare tutto, da dove si viene e dove si vorrebbe andare,  e nel tutto ci mettiamo che questa per me è una ripartenza a tutti gli effetti (si è chiuso un altro ciclo), alle ristrettezze mi ero abituato già da prima che questa crisi del grancazzo arrivasse per cui siam sempre lì, fiduciosi comunque nello stellone che sempre interviene quando c'è bisogno, che prima o poi le mie limitazioni finalmente cadranno, e se non dovessero cadere.... beh, alla peggio l'avremmo vissuta senza vendere il culo: di questi tempi è già una gran cosa.
La mia stanchezza di oggi però non è solo fisica, e lo so bene. Anni di botte emotive una dietro l'altra lasciano il segno, costringono giocoforza a una espansione che richiama altra emotività, e il circolo si fa certamente vizioso, ma ci si abitua, specie se riesci ad accettarlo.
In questa decrescita forzata il distacco dal resto è aumentato, ma la sostanza ha preso in larga parte il posto della forma e questo credo sia un bene, anche se ciò finisce per  allontanare da un mucchio di cose e da un mucchio di gente. Anche da te, ed è un peccato.

sabato 23 marzo 2013

Che non è tanto il cercare



Il problema è trovare.

Acqua


“Ti ricordi quella volta”, mi dicesti, “in cui ti ho cercato per giorni interi senza trovarti. Ero preoccupato e stanco, di correrti dietro a vuoto, come un cane con la sua coda”.
Cane, coda? Di che parli? Sono sempre stata qui. Sì, forse, te lo concedo, ho avuto anni travagliati. Ingombranti da portare. Ma per te ero sempre qui.
“Sempre qui ma con l’animo altrove. A correr dietro a sogni vaghi, a vite sempre in costruzione. Fondamenta gettate e poi rifatte, una, tre, dieci volte e più. Sfiancante da seguire”.
Eri teso mentre parlavi. Cercavi dentro te le parole giuste, ma ti conosco: le parole le avevi scelte con cura, in chissà quanti monologhi mentali, per poterti presentare a me a dire quello che pensavi da tempo.
Bastardo.
Ecco, l’ho detta finalmente, la parola.
Dovrei provar sollievo. Riconoscerti per ciò che sei, fuori dagli sguardi menzogneri dell’amante, compagna, moglie. Vederti finalmente senza la struttura che ti avevo voluto dare: uomo perfetto, amante ideale, bello brillante giovane.
Per te ho lasciato uomini, di gran lunga migliori. Ho tagliato i ponti con quello che avrei dovuto essere. Rinunciato, barattato. Scelto.
Dovrei provar sollievo.
 
“Sei sicura di quello che fai?”
Anche tu, papà, ti ci metti anche tu?
“Sei sicura di quello che fai?”
Sì. Cioè, forse, non so.
“Sei sicura di quello che fai?”
Sì, sono sicura. Sicurissima. Assolutamente certa.
“E’ molto giovane”.
Non così tanto giovane.
“Tutti quegli anni tra voi. Peseranno”.
Ma perché? Cioè, chi lo dice?
“Peseranno”.
Avevi ragione (“tutti quegli anni”). Ma ti prego basta. (“peseranno”).
 
Il cielo fuori è grigio, ancora. In questa stanza c’è poca luce. Va avanti da settimane. Piove di continuo, da talmente tanto che mi sembra impossibile possa esserci mai stato il sole.
Anche quando ti conobbi pioveva. Entrai nel bar sottobraccio alla mia amica, quella che tu conoscevi bene. Ridevamo. La pioggia ci aveva colto all’improvviso, obbligandoci a una corsa giovanile e inutile per cercar riparo.
Tu eri seduto a un tavolo, al solito da solo, con la tua aria da maledetto che tanto ti piaceva. Giocavi a fare il poeta. Davanti a te un liquore dal gusto amaro (te ne chiesi), il quaderno da cui non ti separavi mai, in mano la penna. Giocavi a buttar giù pensieri sconnessi, guardando il mondo da dietro gli occhiali portati più per vezzo che per necessità. La barba sfatta, i capelli fintamente scompigliati, quell’aria altezzosa e superba.
Mi colpì il modo in cui parlavi. La tua voce aveva una cadenza lenta e volli vederla dolce.
Sorridesti nel vederci, me e la mia amica, coi capelli bagnati, starnutire all’unisono.
Quella sera, a casa, ti pensai. Mi stupì rendermene conto. Poi, i giorni seguenti, passai più volte in quel bar, sperando di trovarti. Non so cosa cercassi venendo lì, se te oppure me.
Mi scoprivo la sera a pensare sempre più spesso a quello che avevo. Tiravo giù le somme di una vita finora senza pensieri. Mio marito, il mio ex marito, non si accorse di nulla.
Quando gli dissi che me ne andavo restò attonito, incapace di comprendere. Gli sfuggiva il senso di una scelta che gli parve avventata e stupida.
 
“Ti pentirai”
Pensa a te.
“E’ una infatuazione, un capriccio”.
Non capisci, non hai mai capito.
“Buttare tutto all’aria per un ragazzino”
Non è un ragazzino. E’ molto più uomo di quanto tu non lo sia mai stato.
“Ti pentirai”.
Forse. Son fatti miei
“Un ragazzino”.
Avevi ragione anche tu (“ti pentirai”). Contento ora? (“un capriccio”). Ma infatuazione certo no.
 
Mi portasti a vivere in questo posto. Mi piaceva. Non aveva nulla di quello che avevo lasciato e per questo mi piaceva. Barattare una cosa per un'altra simile non avrebbe avuto senso. Meglio stravolgere tutto. Ricominciare da capo. Riprendere in mano i fili interrotti anni prima per amor di convenienza. Rituffarsi nuovamente nei sogni giovanili, con qualche ruga in più, con un conto in banca migliore, le spalle coperte da una precedente vita. L’occasione per mettere in pratica tutto quello che avrei voluto fare. Continuare a lavorare, certo, cercando libri da pubblicare, come ho sempre fatto. Ma con spirito diverso, l’arte per l’arte e non per guadagno.
Era quello che tu dicevi sempre, che mi ripetevi ogni qualvolta cercavo di indirizzare le tue cose. Criticavi il mio voler cercare il consenso del pubblico, dandogli quello che si aspettava. Belle storie, semplici e lineari. Passatempi per la mente più che nuova linfa.
Ti introdussi nel mondo dei libri. Pubblicasti, finalmente, uno, poi un altro. Eri bravo, devo ammetterlo.
Mentre tu godevi del successo io cercavo nuove strade, per te e per me. Le tue si aprivano facili, le mie erano tortuose e strette.

“Lavori troppo”
Non mi sembra.
“Lavori troppo”
Cerco di realizzare.
“Hai l’aria stanca”
Non è facile mandare avanti le pubblicazioni e poi scrivere, anche.
“Stasera esco”
Va bene. Ho da scrivere.
“Stasera non ci sono”
Di nuovo? Dove vai?
“Non ci sono”
Hai un’altra?
“Che sciocchezza!”
Hai un’altra?
“Non complichiamo le cose”
Hai un’altra!
“Lavori troppo”
 
Bastardo.
 
Questo bagno schiuma è l’unica cosa che mi hai lasciato. Lo usavi sempre e a lui devi quell’odore dolce che lasciavi in giro. Non eri tu. Era un volgare sapone alla pesca.
Mentre lo verso nell’acqua calda della vasca mi accorgo che è quasi terminato. Non so se ne comprerò un altro simile. Mi ricorda troppo te.
Forse sì. Una volta ancora.
Mi immergo nell’acqua cercando sollievo. Il vapore che sale riempie la stanza di condensa. Sulle mattonelle cominciano a formarsi una miriade di gocce, pesanti, scivolano in basso, formando rivoli di acqua dalle molteplici forme.
Acqua. Spinta vitale. La cerco consapevolmente ora. Mi immergo nell’acqua tutti i giorni e ci resto ore. Tento di riprendermi ciò che mi hai tolto affidandomi all’elemento della nostra storia, scivolata via veloce, come un fiume gonfio di pioggia.
Chissà dove sei ora, giochi ancora a fare il poeta?
 
“Piove lacrime di sale
La terra”


Che stronzata.

lunedì 18 marzo 2013

Changes? What changes?


Cambiamenti, dice. In effetti ci sto pensando e non sarebbe una cattiva idea, anche solo per variare un po', ma purtroppo presuppongono quasi tutti esborsi economici che, visti i tempi, non mi posso permettere di affrontare, ma qualcosa bisogna pur fare.
Dice cambia look, e in effetti devo tagliarmi i capelli, potrei approfittarne. La fase capello lungo l'ho già avuta in altri tempi, ora potrei adottare un look più moderno, sul genere calciatore crestato che oggi sembra piacere tanto, ma andare ai colloqui di lavoro con la capigliatura alla Hamsik non è proprio consigliatissimo, e poi anche gel e lacche hanno il loro costo, e siamo sempre lì.
Cambiare guardaroba costa pure quello soldi, e ci si limita da tempo all'essenziale; cambiare auto manco a parlarne, casa che te lo dico a fare... insomma, qua bisogna cercare cambiamenti economici, nel senso dello spender poco, che non è che si sia tirchi, è proprio che non se ne hanno!
Quindi, dice, lavora su te stesso, quello è gratis.
Ora, non è che io non ci abbia voglia di lavorare su me stesso, ma mi sembra una di quelle cose che lasciano il tempo che trovano, in fondo chiunque campa lavora bene o male su se stesso. Non fanno lo sforzo di saperlo, dice, e questo deve essere vero, data la quantità di stronzi che vedo in giro, però pure quelli che dicono apertamente di lavorare su se stessi non mi pare ottengano grandi risultati. Che vuoi che ti dica, sarà che sono meridionale e un certo fatalismo ce l'ho innato, ma penso che signori si nasca e stronzi pure, e a quest'ultima cosa purtroppo non c'è rimedio.
Ma prendiamola per buona sta cosa, perché è una bella cosa alla fine e fa tanto figo dire che stai lavorando su di te, e però.... da dove iniziare?
Potrei smettere di collezionare epiteti, magari, e non sarebbe una cattiva idea (è pure a costo zero), visto che ultimamente si è passati da "presuntuoso" "arrogante" "intollerante" "fallito", argomentati con lunghe disquisizioni sul mio passato operato, ai più diretti e figurati "stronzo" e "testa di cazzo". Segno dei tempi, con l'avvento di twitter è di moda la sintesi e ci posso fare ben poco, e però se lo chiedi a me io tanto stronzo e testa di cazzo non è che mi ci senta del tutto, ma potrei sbagliare.
A proposito di errori potrei smettere di innamorarmi delle persone sempre sbagliate, e cominciare ad innamorarmi delle persone giuste. Ne ho pure conosciute di persone giuste, di quelle che dici però cacchio com'è che non mi innamoro di questa qui, e l'unica spiegazione che mi do è che siccome non è cosa che fai a comando, che non è che scegli come al supermercato, è più una cosa di culo che alla fine diventa presa per il culo se finisce male. Tutto qua. E' solo naturale tendenza ad innamorarsi delle persone giuste per qualcun altro, e valla a cambiare la naturale tendenza, se ci riesci.
A pensarci di cose per cambiare in teoria potrei farne tante, ma poi alla fine, l'ho già detto, non è che la faccenda mi entusiasmi troppo. In teoria potrei smettere di dire quello che penso, ad esempio, e glissare sulle idiozie che sento in giro per non farmi trascinare in polemiche che non portano mai a niente; o smettere di agire per come penso, che poi è la cosa che più mi frega nel senso che mi si ritorce contro. Abbozzare è la parola chiave, ma ho difetti di pronuncia, e qualcosa vorrà dire. Insomma, non è che mi riesca tanto bene a mandar giù quello che non mi aggrada, alla lunga vieni sempre fuori per quello che sei, qualsiasi cosa sei, anche se le conseguenze dell'andare controcorrente, o almeno del pensare di farlo, sono piuttosto pesanti.
Potrei cambiare, o meglio dovrei cambiare. In teoria. In pratica a farlo in maniera forzata mi sembrerebbe di diventare qualcun altro, con modi diversi, usi diversi, linguaggi diversi, pensieri diversi, e non è che mi piaccia tanto l'idea: dovrei rinunciare all'essere presuntuoso e arrogante, e non vorrei con questo deludere troppa gente.
Dice, non è che devi cambiar tutto, lascia andare solo quello che non va. Che vuoi che ti dica, sarà il fascino del perdente, ma io mi ci sono affezionato alle cose che non sono andate, ché se ho imparato qualcosa è proprio da quelle, mica da quelle andate bene. E poi mica dipende tutto da te, magari fosse così, anzi, il più delle volte te ci puoi fare proprio nulla. Il fatto è che gli altri esistono, si muovono pensano ed agiscono, in una maniera che appare spesso incomprensibile. Limite mio, lo ammetto, che non so stare al mondo. Magari sarà che ognuno lavora su di sé e quindi pensa solo a sé, ma se ci penso le fregature maggiori, quelle che davvero bruciano e fanno star male, le ho avute proprio da chi pensando al proprio interesse ti passa sopra come un carro armato: capirete, se non hai altre armi l'unica è scansarsi e sperare che finisca in un fosso.
Comunque alla fine facciamo così, io per ora mi tengo per quello che sono, ché ci ho messo troppi anni a diventare me e mi spiace buttare via il lavoro pure se è venuto male. Per il resto una cura prima o poi verrà, i cambiamenti saranno quelli che saranno e riguardo ai carri armati, beh, che vi devo dire, spero solo che il fosso sia profondo.