lunedì 17 giugno 2013

Scatole vuote

 
E poi tutto riparte: un nuovo lavoro a rimettere le basi, non proprio quello che vorrei, ma utile per ricominciare a muoversi; un nuovo progetto in embrione, che varrà la pena seguire anche solo per dar sfogo a quella creatività che è vitale, ma che se andasse in porto... beh, sarebbe davvero una figata (credetemi sulla parola); amicizie recuperate, e sono quelle su cui comunque non avevo dubbi.
Un ciclo si è chiuso dunque, a livello di sensazioni, e stavolta è durato otto anni. Non ne ho ricavato granché dal punto di vista pratico. Se mi guardo indietro vedo sacrifici che non hanno portato a niente, situazioni professionali insoddisfacenti e qualcuna per niente piacevole (e il rimpianto per aver lasciato andare quello che mi ero conquistato con fatica, dato il nulla che ne ho avuto poi  in cambio, è stavolta presente: c'è sempre una prima volta), rapporti umani su cui potrei stendere un velo pietoso nella maggior parte dei casi, e sono quelli poi alla fine che hanno fatto più male. Sinceramente, non è che ne avessi necessità, ma credo nel karma, e qualcosa da scontare è probabile lo avessi, e comunque mi è servito, se non altro a farmi decidere di non perdere tempo con chi proprio non ci si piglia. C'è un universo umano di cui non faccio parte, e di cui in ultima analisi non voglio far parte: se il prezzo da pagare è inseguire tutte quelle cose che sono solo contorno, già in partenza secondarie, un continuo fare cose vedere gente fine a se stesso (o a sé stesso, che hai voglia quanto ci si usa),  beh... preferisco rimanermene ai margini a cercare ciò che davvero mi importa: c'è il rischio di cadere, ovvio, ma vuoi mettere con l'accontentarsi?  
E quindi bene, è andata anche stavolta, e poco importa se ho incontrato solo una montagna di scatole vuote.

2 commenti:

dtdc ha detto...

parlaci presto della figata, allora.
In bocca al lupo, Rouge!

rouge ha detto...

La figata ha bisogno di altri per essere realizzata. Di solito qui per me casca l'asino :)