giovedì 12 dicembre 2013

Qualcuno era di sinistra

 
Ieri ho visto in televisione l'intervista a un ragazzotto, a margine della protesta scoppiata in questi giorni. Non ricordo in quale piazza fosse (non Torino, Milano forse, ma non ha troppa importanza), e di quello che ha detto mi è rimasto un eco piuttosto vago, ma fastidioso. Ha letto un documento, una specie di manifesto, poche righe che suonavano così: "noi non siamo né destra né sinistra, non facciamo riferimento a nessuna ideologia, a nessun partito, a nessuna religione (sic), a nessuna etnia" e via elencando, "cosa siamo? siamo il popolo". La richiesta di questo suo "popolo", che non si è capito quanto numeroso fosse, era quella che girava per la maggiore: i politici, tutti a casa.
Ne ho sentite poi altre di interviste a gente che a fatica riusciva a esprimersi in italiano corretto, ma anche a chi pur facendolo non andava oltre la conclusione che così non va, che se ne devono tutti andare, che "noi siamo il popolo", che "ci hanno rovinato", oltre al solito mantra né destra né sinistra né partiti né sindacati.
In questi casi prendo con le molle quanto passa in televisione. Sicuramente c'era gente che qualche frase articolata e un pensiero logico e mirato lo avrebbe pure tirato fuori, ma non sono quelli da mostrare, ora. Ora bisogna far sbollire la rabbia, quindi minimizzare, se possibile ridicolizzare (e in questo il masaniello in Jaguar ha dato una bella mano da solo).
Paradossalmente a smorzare i toni ci ha provato Grillo, cercando di canalizzarli dalla sua parte: non lo ha calcolato nessuno. Alla fine a furia di sbraitare ci si è abituati anche alle sue sparate, il che è grave, perché a furia di alzare l'asticella finisce che devi per forza superare la misura. Ci sta arrivando piuttosto in fretta a sputtanare il Movimento, e non so se è un bene o un male, visto che condivido l'ansia di cambiamento della base, ma me ne allontanano i metodi scelti, la negazione di una appartenenza che finisce per negarne le finalità, e soprattutto quello che mi sembra venga fuori dall'atteggiamento tenuto dai propri capi. Come ho detto altre volte un recinto ci vuole, il fenomeno Grillo per me non è altro che questo, un comodo cane da guardia a difesa dello stesso potere che dice di voler abbattere (ma è solo una mia percezione personale, e capace che mi sbaglio).
Comunque, la mia opinione riguardo a quanti (imprenditori, agricoltori, artigiani, operai, precari etc) ora si lamentano è in larga parte questa qua, ma ci sarebbe da ribadire che se le cose stanno così la colpa è pure di chi non ha saputo intercettare il malcontento per incanalarlo verso quello che si riteneva la direzione giusta. Non aver saputo contrastare la negazione di schieramenti e ideologie è una colpa grave su cui la sinistra italiana dovrebbe interrogarsi e trovare il modo di correre ai ripari, e pure in fretta.
Negare di avere ideologie o appartenenze, come fa la maggioranza di chi è sceso in piazza, ma come fanno pure tanti di quelli che in questi ultimi due anni si è dato ai cinquestelle, è ammettere inconsapevolmente un proprio vuoto, ma dato che nessuno è realmente vuoto (qualche valore e sentimento ce l'hai anche senza saperlo), da qualcosa è comunque riempito. Siamo italiani, naturalmente portati a sentimenti e valori di destra si dice, e per quel che mi riguarda è vero, almeno per un motivo. Un sentimento di destra è per sua natura conservatore, nasce fondamentalmente dalla paura di perdere ciò che si ha: evidentemente la maggioranza di italiani pensa di avere ancora qualcosa da perdere, da qui la paura, da qui la reazione e il gioco è fatto. Ci sono poi quelli che da perdere non hanno più nulla, ma gli manca l'idea di futuro, e siamo sempre lì: paura del futuro etc etc.
Essere di sinistra, pensare da sinistra, presuppone guardare più al domani che non all'oggi, mantenendo e difendendo però valori che arrivano dal passato. Quel domani forse non arriverà mai, ma lo sforzo teso a conseguire il risultato infonde coraggio, dà speranza, leva la paura. C'è però il problema che chi in anni passati si faceva carico di infondere e trasmettere questi sentimenti (partiti, movimenti, sindacati) o ha smesso di farlo (e tanti purtroppo hanno smesso, colpevolmente), o è stato impossibilitato a farlo (vedi la guerra contro la Fiom da parte della Fiat, ad esempio).
Forse è ora che le poche forze di sinistra ancora presenti tornino ai valori e ai sentimenti originari, è ora che quanti si sentono di sinistra, pur non impegnandosi attivamente, abbiano il coraggio di ammetterlo a se stessi e facciano scelte conseguenti e coerenti col proprio sentire.
Siamo in pratica tornati indietro di un secolo. Allora i movimenti di sinistra si allargarono prendendo tra le proprie fila un popolo di analfabeti, dando loro speranza e conquiste sociali. Vi sembra davvero che la situazione di oggi, dove la speranza è morta e le conquiste sociali perdute, sia molto diversa da allora?

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